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Napolitano a Berlusconi "Fiscal compact necessario"

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Napolitano a Berlusconi "Fiscal compact necessario"

Il presidente della Repubblica torna a difendere le scelte filo europee e replica indirettamente a Berlusconi, che solo due giorni fa aveva criticato il fiscal compact, che a suo tempo firmò come capo del governo. "Bisogna accompagnare la strada necessitata della severità con misure per la crescita incoraggiate a livello europeo e non prese dai singoli Stati, ciascuno per proprio conto". Per Napolitano, che ha incontrato il suo omologo della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus in visita di Stato in Italia, non cè "nessuna contraddizione" tra austerità e crescita, rispondendo a una domanda dei giornalisti a proposito del rischio che il fiscal compact abbia effetti recessivi. Quanto allunione bancaria, "ritengo che sia tra gli indispensabili nuovi passi sulla via dellintegrazione - ha spiegato il presidente -. Quando si mette in comune la moneta, bisogna procedere mettendo in comune molte altre cose, altrimenti non resiste la politica monetaria comune". Napolitano ha inoltre ricordato che "gli impegni per controllare la finanza pubblica e il successivo fiscal compact sono stati assunti con piena consapevolezza dal governo Berlusconi e poi dal governo Monti. Non si può non partire dalla necessità di stabilire equilibri nella finanza pubblica nei paesi dellEurozona - ha proseguito il capo dello stato -, scelte riassunte bene o male nel termine austerità, a cui nessuno poteva sfuggire. Da noi cera un pesante debito pubblico e le autorità di governo e monetarie sono state abili nel gestirlo in passato, ma è arrivato un momento in cui era a rischio il nostro debito sovrano e cerano pressioni fortissime nei mercati sui nostri titoli. Per cui, con piena consapevolezza, sono stati sottoscritti impegni da parte del governo Berlusconi e poi del governo Monti, in questo spirito abbiamo contribuito al cosiddetto fiscal compact". Dal canto suo, Klaus ha affermato di condividere gli obiettivi di rigore del "fiscal compact", il piano per lequilibrio di bilancio nellEurozona, ma ritiene che la decisione se adottare o meno una politica di quel tipo debba essere assunta a livello nazionale, non a Bruxelles. Il presidente della Repubblica Ceca, noto euroscettico, ha preferito dividere la tematiche del rigore fiscale da quella dei provvedimenti per la crescita. "Sono due cose differenti - ha precisato Klaus -. La Repubblica Ceca condivide gli obiettivi definiti nel fiscal compact, vuole determinare un equilibrio fiscale ed essere prudente nellindebitamento. La Repubblica Ceca non protesta contro le idee contenute nel fiscal compact, ma sostiene che ogni Stato deve decidere per conto proprio se vuole farlo o no. E ritiene che questa decisione non deve essere presa per conto di questi Paesi a Bruxelles". Diversa, secondo Klaus, la questione della crescita. Rispondendo allopinione secondo la quale le politiche di rigore frenerebbero piuttosto che rilanciare la crescita, il capo di Stato ceco ha affermato di ritenere che le due cose viaggino su binari separati, evidenziando il suo pessimismo: "Io, come economista, non credo che esistano possibilità a breve di accelerare la crescita economica. Credo che in Europa potrà tornare la crescita solo dopo che si cambierà tutto il sistema economico e sociale". Non nascondendo che nel colloquio con il presidente ceco sono stati toccati anche "temi controversi e tecnicamente complessi", secondo Giorgio Napolitano è emerso comunque "un giudizio comune su molti aspetti economici e politici europei". Per questo, il presidente della Repubblica ha tenuto a "valorizzare leccellente stato dei rapporti economici e culturali tra i nostri due Paesi", e la "comunanza di vedute su grandi questioni di politica internazionale". "Entrambi - ha aggiunto il capo dello Stato - siamo impegnati nella Nato e ci prepariamo a dare nuove prove allAlleanza Atlantica, sia partecipando alle missioni sia estendendo il nostro impegno nella lotta contro il terrorismo. Cè comunanza di vedute anche sullavvicinamento dei Balcani allUe e un impegno per il negoziato per la Turchia".


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