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Gianni amelio

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Gianni amelio

Laureato in filosofia, lavorò prima come critico e organizzatore di circoli culturali, poi come documentarista, operatore e aiutoregista. Il debutto come regista televisivo avvenne nel 1970 con La fine del gioco. Al cinema esordì con La città del sole (1973), sulla vita di Tommaso Campanella, cui seguì La morte al lavoro (1978), riflessione esistenziale sul ruolo di attore, premiato al Festival di Locarno. Amelio raggiunse la notorietà con Colpire al cuore (1983), in cui il dramma del terrorismo fa da sfondo a un'analisi dei contrasti generazionali.
Il cinema di Amelio, sempre attento ai grandi temi morali e sociali e con un occhio rivolto al neorealismo, si è indirizzato progressivamente su tematiche che scandagliano la sottile linea d’ombra tra utopia e rassegnazione. Tra i suoi film più significativi si ricordano Porte aperte (1990), dall’omonimo lavoro di Leonardo Sciascia, con Gian Maria Volonté, che gli valse una candidatura all'Oscar, Il ladro di bambini (1992), Lamerica (1994), Così ridevano (1998), delicato scorcio sull’esperienza degli italiani che tra gli anni Cinquanta e Sessanta si spostarono dal Sud al Nord della penisola – film premiato con il Leone d’Oro al Festival di Venezia –, Le chiavi di casa (2004), tratto dal romanzo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, e La stella che non c’è (2006) con Sergio Castellitto.


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